Very Important Children – Malala Yousafzai.

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Ciao a tutti,

spero abbiate passato un altro buon weekend, il mio è stato parecchio impegnativo per via della scuola e super eccitante per via dei 10,000 lettori!!!

In quanto a questo, colgo l’occasione per ringraziarvi.

GRZIE MILLE davvero, 10,000 sono stati del tutto inaspettati!!!

In tanti avrete riconosciuto il nome del Baby VIP di questa volta, e se non direttamente il nome, di sicuro la foto.

Qualche giorno fa, navigando su Internet, cercavo idee su chi poteva essere il mio nuovo Baby VIP, ma nessuno in realtà mi colpiva veramente.

Era sempre la stessa cosa, gossip di qui, scandali di là, milioni spesi lì e milioni spesi là. Vi dirò la verità, non avevo proprio nessuna voglia di fare l’ennesimo post superficiale su qualche bambino super ricco.

E così ho pensato a lei, Malala, da poco ho letto il suo libro, favoloso, lo raccomando a tutti.

Il libro si chiama: Io sono Malala.

Ma non perdiamo tempo, voglio assolutamente raccontarvi la sua storia e vi giuro che non vi sto parlando di un adulto, ma di una semplice Grande Bambina.

Malala nasce il 12 luglio 1997 nel distretto di Swat a nord-ovest della provincia di Khyber Pakhtunkhwa in Pakistan, in una famiglia musulmana sunnita di etnia Pashtun. Il suo nome significa “addolorata”.

Fluente in Pashto, inglese e urdu, Malala viene istruita da suo padre, Ziauddin Yousafzai, che è il proprietario di una scuola, e attivista educativo, di una catena di scuole private nota come il Khushal Public School. Malala inizia a parlare di diritti di educazione già nel settembre 2008, quando il padre la portò a Peshawar per parlare al club della stampa locale. Diceva: “Come osano i talebani togliere il mio diritto fondamentale all’istruzione?”

Verso la fine del 2008, Aamer Ahmed Khan del sito web della BBC Urdu ed i suoi colleghi, vista la crescente influenza dei talebani nello Swat, decidono di chiedere a una studentessa di aprire un blog anonimo sulla sua vita lì. Il loro corrispondente Abdul Hai Kakar, in contatto con alcuni insegnanti del posto dichiara di non aver trovato nessun studente disposto a realizzare il progetto, in quanto si riteneva troppo pericoloso per le loro famiglie. Giunta la voce del progetto della BBC al padre di Malala è proprio lui a proporre direttamente la figlia di 11 anni. A quel tempo, i militanti talebani guidati da Maulana Fazlullah arrivando nella valle di Swat, iniziano a vietare la televisione, la musica, l’istruzione delle bambine, e le donne non potevano più andare a fare shopping. Gli editors della BBC, preoccupati per la famiglia Yousafzai concordano all’unanimità, che il blog venga creato sotto pseudonimo. È così il 3 gennaio del 2009 il Blog “Gul Makai” (“fiordaliso” in Urdu), esce online con i primi racconti della vita di una bambina Pakistana che vive sotto il regime dei talebani.

Il 15 gennaio 2009 i talebani fissano un editto che dice che nessuna bambina, ragazza o donna poteva più frequentare la scuola. Il gruppo, per provare la propria egemonia aveva già fatto saltare in aria più di un centinaio di scuole femminili. Malala, con il completo appoggio della sua famiglia, soprattutto di suo padre inizia un vero e proprio attivismo contro i talebani, continuando a studiare di nascosto e non smettendo mai di scrivere le sue storie sui suoi diari, che poi avrebbe dato al mondo per far sapere la verità della sua realtà.

Più Malala si espone più i pericoli che minacciano lei e la sua famiglia aumentano. Minacce di morte contro di lei sono state pubblicate sui giornali e spesso come lei stessa racconta fatte scivolare sotto la porta di casa. Su Facebook, dove è stata un utente attivo, ha cominciato a ricevere altre minacce e falsi profili sono stati creati sotto il suo nome. Quando tutto questo terrore non ha comunque funzionato, e non è riuscito a bloccare la voce di Malala, un portavoce dei talebani dichiarò che erano stati “costretti” ad agire.

Il 9 ottobre 2012, un uomo armato sale sullo scuola bus di Malala e dopo aver chiesto alle bambine sedute all’interno chi di loro fosse Malala, senza pensarci due volte, il bandito vigliacco e mascherato spara al viso di Malala. Il proiettile oltrepassa la testa, il collo, e si ferma nella spalla. Altre due bambine rimangono ferite nella sparatoria: Kainat Riaz e Shazia Ramzan.

“Ci penso spesso, e immagino la scena in modo chiaro. Anche se vengono a uccidermi, io dirò loro, che quello che stanno cercando di fare è sbagliato, che l’istruzione è il nostro diritto fondamentale.”
Malala Yousafzai

Da quel stesso 9 ottobre 2012 Malala inizia la sua battaglia per la sopravvivenza, nonostante le sue percentuali di vita fossero meno del 20%.

Viene trasferita prima in Germania, poi in Inghilterra, la sua storia inizia a fare il giro del mondo, a muovere l’opinione pubblica, migliaia di persone iniziano a parlare di lei.

Finalmente il 3 gennaio 2013 Malala viene dimessa dall’ospedale con l’accordo di continuare la sua riabilitazione a casa sua, che purtroppo non potrà più essere in Pakistan.

Da quel momento in poi Malala diventa il simbolo della rivoluzione, il simbolo del diritto all’istruzione e la sua voce verrà accompagnata da migliaia di eroi in giro per il mondo che ancora oggi rischiano la loro vita per un diritto, del tutto comune per noi.

Quando Malala è stata colpita aveva solo 15 anni. Non suona strano anche a voi che una ragazzina, bambina possa essere considerata un pericolo per i terroristi? Eppure è stata proprio la sua giovane età e il fatto che fosse una donna a renderla così pericolosa per loro.

Il 14 ottobre 2014 le viene consegnato il premio Nobel per la pace, diventando anche la più giovane candidata ad aver mai ricevuto un premio così importante. Aveva solo 17 anni.

La sua storia è straordinaria, questo post ne descrive solo una piccola parte, non voglio concludere con una delle mie solite domande, ma concluderò il mio post, proprio con le parole di Malala alla cerimonia del premio Nobel:

Chiedo ai ragazzi come me di alzare la testa, in tutto il mondo.
Cari fratelli e sorelle, diventiamo la prima generazione a decidere di essere l’ultima: classi vuote, infanzie perdute, potenziale perduto, facciamo in modo che queste cose finiscano con noi.
Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica.
Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi.
Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra.
Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota.
Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto.
Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.
Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi. Costruiamo un futuro migliore proprio qui, proprio ora.”
Malala Yousafzai

 

Bacio da KiKa

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2 thoughts on “Very Important Children – Malala Yousafzai.

  1. Tutti devono sapere, i bambini sono il futuro, noi abbiamo il compito di trasmettere il passato, Il presente è anche un semplice post,che da una giusta informazione.

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