Very Important Children – Anne Frank

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Ciao a tutti,

Come è andato il vostro weekend???

Il mio piuttosto impegnativo, Sabato sono stata a scuola quasi tutto il giorno e Domenica ho aiutato la mia “mamma ospitante” a preparaci per Las Vegas.

Sì avete letto bene, domani parto a Las Vegas !!!

Sofia ha una competizioni fuori stato e così ci dirigiamo nella città che non dorme mai.

Non dimenticate di seguire l’ hashtag #kikaontheroad o di seguirmi su Snapchat fe-de91.

Il nuovo post è su un altro bambino speciale: Anna Frank.

Probabilmente molti di voi sanno bene il suo nome, ma ho deciso di raccontarvi la sua storia, proprio perché è il  27 gennaio e  in tutto il mondo oggi si ricorda il Giorno della Memoria.

Annelies o Anneliese Marie Frank nasce il 12 giugno 1929 a Francoforte, in Germania, da Edith Holländer Nee e Otto Heinrich Frank. Aveva una sorella maggiore, Margot.

I Frank erano ebrei liberali, ciò vuol dire che non rispettavano tutti i costumi e le tradizioni del giudaismo.

Nel 1933, dopo che il partito nazista di Adolf Hitler vinse le elezioni federali, Edith Frank e le bambine si trasferiscono dalla madre di Edith, Rosa, ad Aquisgrana. I Frank erano tra 300.000 ebrei fuggiti in Germania tra il 1933 e il 1939. Dopo il trasferimento a Amsterdam, Anna e Margot Frank vengono ammesse a scuola, Margot nella scuola pubblica e Anna in una scuola Montessori.

Nel maggio 1940, la Germania invase l’Olanda, e il governo di occupazione comincia così a perseguitare gli ebrei con l’attuazione di leggi restrittive e discriminatorie; con la segregazione presto in seguito. Otto Frank cercò di emigrare con la famiglia negli Stati Uniti – l’unica destinazione che gli sembrava essere possibile – ma questa possibilità viene bloccata nel giugno 1941, il governo degli Stati Uniti era preoccupato che le persone con parenti stretti ancora in Germania potevano essere ricattate per diventare spie naziste. Le sorelle Frank eccelsero negli studi e come tutte le bambine della loro età ricoperte di amici, ma con l’introduzione di un decreto che sosteneva che gli ebrei potevano frequentare solo scuole ebraiche, vennero iscritte al Liceo ebraico.

Nel 1942 la situazione comincia a diventare veramente pericolosa e la famiglia Frank decide di nascondersi a casa di un caro amico che possedeva una tenuta a tre piani. Il loro appartamento venne lasciato in stato di disordine per creare l’impressione che avessero lasciato il posto improvvisamente, e Otto lasciò un biglietto che sosteneva la loro partenza per la Svizzera per distogliere l’attenzione. Venne negato agli ebrei l’utilizzo dei mezzi pubblici, così i Frank camminarono per chilometri prima di arrivare a loro nascondiglio. Una volta arrivati e entrati in quella che sarebbe stata la loro nuova casa, la porta della Achterhuis (nome ebraico con cui veniva chiamato il loro nascondiglio) fu poi coperta da una libreria. Da quel momento, Anna inizia scrivere quello che poi diventerà il simbolo dell’Olocausto, il suo diario. Condividerà i momenti di quella vita forzatamente nascosta avendo anche il tempo di esaminare i suoi rapporti con i membri della sua famiglia, e le forti differenze in ciascuna delle loro personalità.

Il suo diario è bruttalmente interrotto il 3 settembre 1944, quando Anna e la sua famiglia viene scoperta da un gruppo di SS e trasportata sul treno per Auschwitz. All’arrivo ad Auschwitz, le SS forzatamente separarono gli uomini dalle donne e bambini, e Otto Frank viene così strappato alla sua famiglia, senza realmente sapere che quello sarà l’ultimo giorno che vedrà sua moglie e le sue due figlie. Quelli ritenuti in grado di lavorare vengono ammessi nel campo, e quelli ritenuti inadatti al lavoro vengono immediatamente uccisi.

Dei 1.019 passeggeri, 549, tra cui tutti i bambini di età inferiore ai 15 anni vengono condotti a “fare la doccia” senza più far ritorno. Anna che aveva compiuto 15 anni tre mesi prima, era una delle persone più giovani ammesse nel campo. Con le altre donne non selezionate per la morte immediata, Anna viene costretta a denudarsi, a rasarsi la testa e a portare un numero identificativo tatuato sul braccio.

Di giorno, venivano utilizzate come schiave e costrette a trasportare pietre; di notte, erano stipate in baracche sovraffollate. Alcuni testimoni in seguito testimonieranno di aver vissuto quei giorni dell’orrore con Anna e di averla vista piangere al vedere i bambini condotti alle camere a gas; altri diranno che il più delle volte dimostrò tanta forza e coraggio. La sua natura socievole e fiduciosa le permise di ottenere razioni di pane extra per la madre, la sorella, e sé stessa.

Le baracche erano sporche e mal sane e la malattia era dilagante; In poco tempo, la pelle di Anna venne gravemente infettata da scabbia. Le due sorelle, ormai entrambe malate vennero spostate per un lungo periodo in infermeria, che non era un posto sano e accogliente ma bensì in uno stato di costante oscurità e infestato dai topi. Edith Frank, la mamma, smise di mangiare, risparmiando ogni boccone di cibo per le sue figlie e passando loro, le sue razioni attraverso un foro situato alla base della parete dell’infermeria.

Il 28 ottobre del 1944, cominciarono le selezioni per essere trasferite in altri campi lavoro come a Bergen-Belsen. Più di 8.000 donne, tra cui Anna e Margot, vengono deportate. Edith Frank verrà lasciata indietro, morirà di fame poco dopo. A Bergen-Belsen l’afflusso di prigionieri aumenta e di conseguenza il numero dei morti a causa di malattia. Anna per breve tempo verrà riunita con due vecchie amiche d’infanzia, Hanneli Goslar e Nanette Blitz, confinate in un’altra sezione del campo. Goslar e Blitz sopravviveranno alla guerra. Racconteranno in seguito, che Anna stava cercando di prendersi cura di Margot, gravemente malata, e che era convinta che i suoi genitori fossero entrambi morti. All’inizio del 1945, un’epidemia di tifo si diffonde nel campo, uccidendo 17.000 persone. Altre malattie, compresa la febbre tifoide, erano ormai la causa primaria di morte tra le persone. Proprio a causa di queste condizioni, non è stato possibile attestare con certezza ciò che causò la morte di Anna. Testimoni diranno in seguito che Anna morì pochi giorni dopo la morte della sorella Margot. Le date esatte della morte delle due sorelle non verranno mai registrate e così rimangono tutt’oggi oscure. Si è a lungo pensato che la loro morte fosse avvenuta solo poche settimane prima che i soldati britannici liberarono il campo, il 15 aprile 1945, ma con dei nuovi studi nel 2015 pare che le due sorelle fossero morte nel febbraio di quello stesso anno.

Due settimane, un mese, a quel punto poco importava, mi viene solo da pensare che ce l’avevano quasi fatta, e invece il destino per loro non ha avuto proprio nessuna pietà.

Dopo la guerra, si stima che solo 5.000 dei 107.000 ebrei deportati dai Paesi Bassi tra il 1942 e il 1944 sono sopravvissuti. Si stima che circa 30.000 ebrei vennero nascosti in Olanda da quelli che io amo chiamare eroi senza mantello, ma solo i due terzi di questo gruppo sopravviverà realmente alla guerra.

Bacio da KiKa.

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